Rapita
storia vera di un'addotta
Anteprima



Introduzione

Era il 1964 quando l'artista Budd Hopkins, che poi diventerà il padre dello studio sui rapimenti alieni, scorse un UFO scintillare in cielo. Non si trattava sicuramente di un abbaglio: l'aveva visto bene perché era giorno e si trovava in compagnia di altri testimoni, dunque doveva esistere davvero qualcosa di sconosciuto che solcava i nostri cieli. Se ne incuriosì così tanto da iniziare a leggere tutto quel che riusciva a reperire su l'argomento, e si iscrisse ad un gruppo che faceva ricerche ufologiche. L' associazione iniziò ben presto ad inviarlo per intervistare i testimoni di vari avvistamenti, ed alcuni dei suoi resoconti furono pubblicati anche sui giornali. Di conseguenza molte persone presero a scrivergli, ricono‐ scendolo come esperto, per raccontargli di quando avevano avuto modo di osservare UFO. Fin qui, tutto sommato, ancora le cose erano abba‐ stanza consuete... In qualche caso però chi lo cercava riportava anche un altro strano avve‐ nimento che lo aveva coinvolto concomitante all'avvistamento: aveva “perso” del tempo, ovvero i minuti o le ore erano trascorse, ma chi scriveva non ricordava proprio come le avesse impiegate[1]. Forse c'era altro su cui indagare oltre che delle luci sconosciute in cielo?! Hopkins decise quindi di incontrare queste persone, ed iniziò a colmare quel “tempo mancante” facendogli recuperare i ricordi con l'ipnosi, che del resto era un metodo già collaudato per sbloccare le amnesie. Da che apprese in quelle sedute, si formò ben presto nella sua mente un quadro che nominò “abduction”, ovvero in italiano: rapimenti alieni. Portando avanti le sue ricerche, iniziò a comprendere le linee portanti del fenome‐ no, ed a delinearne i metodi di indagine. Si fece un'idea anche su come mai gli alieni facessero abduction. L' ipotesi dell'esperto era che queste creature agissero mosse semplice‐ mente dal bisogno di dover risolvere un loro problema, e che volessero qualcosa di nostro legato al DNA, al sangue, al corpo, per compensare una loro carenza. Fino alla morte nel 2011 Budd Hopkins continuerà il suo lavoro con gli addotti. La ricerca sui rapimenti alieni è stata portata avanti anche da tanti altri bravissimi studiosi, trai più noti cito il Professore di Psichiatria di Harvard John Mack, quello di Storia degli UFO David Jacobs, La Professoressa di Lingue Karla Turner, ed il Professore di Chimica Organica Corrado Malanga.
7

Man mano che passavano gli anni alla teoria di Hopkins se ne aggiun‐ gevano altre, e nel 1995 Karla Turner affermava in un'intervista: Fondamentalmente siamo una risorsa importante per gli alieni, per vari motivi, tra cui la nostra energia, la nostra anima, e il nostro fisico[2]. Attualmente in Italia l'ipotesi più accettata sul quale sia il fine che gli alieni perseguono attraverso i rapimenti è quella di Corrado Malanga. Le abduction avverrebbero per sottrarre energia alla parte animica degli addotti, nell'attesa di trovare un modo per trattenere quest'anima per sempre in un corpo alieno, cosa che garantirebbe agli esseri la vita fisica eterna. Dagli studi collettivi esce un quadro molto univoco riguardo alle situa‐ zioni che avvengono al di là di quel blocco dei ricordi di cui gli interes‐ sati dicono: "Da qui buio totale!". L'ho descritto in 'I 100 “sintomi” dei rapimenti alieni[3]', e credo che a chi si accinge a leggere questo libro possa far comodo iniziare a conoscerlo, se pur a grandi linee. Allora, cosa succede di preciso durante un rapimento alieno?! Siamo nel cuore della notte, l'addotto dorme profondamente nel suo letto (questo in generale, per parlare di una abduction tipica, ma ci sono rapimenti effettuati anche alle 3 del pomeriggio in mezzo a 1000 persone sotto al sole). A questo punto interviene un cambiamento nella coscienza del soggetto. Gli alieni stanno agendo per immobilizzarlo e renderlo innocuo, influendo sul suo cervello con le loro tecnologie affinché percepisca la faccenda come altro. Se va tutto bene per questi esseri, lui non si renderà conto di nulla. Se qualcosa del programma di occultamento alieno non va invece, il rapito serberà il ricordo di aver visto luci, avvertito rumori (spesso un ronzio) o la sensazione di trovarsi presenze intorno che gli si avvicinano (oppure di averle viste proprio). Alle volte ha potuto scorgere l'UFO arrivare se si trovava all'aperto. A questo punto viene caricato sull'astronave in diversi modi: agganciandolo con un raggio luminoso, facendolo volare, trasformandolo in uno stato non solido e risucchiandolo fino a bordo, oppure si aprono portali nell'ambiente dove si trova, e camminando lui sulle sue gambe, accerchiato dagli alieni, ci viene fatto passare. La comunicazione tra addotti e rapitori avviene per via telepatica, da mente a mente, quindi non ci sono problemi di lingua, ma è limitata all'essenziale: indicazioni su come muoversi, su che fare o no, risposte fasulle ad eventuali domande che il soggetto ponesse su chi sono. Arrivati a destinazione (sull'UFO, o in basi sotterranee e sottomarine, anche su altri pianeti) possono avvenire analisi mediche, come controlli per monitorare lo stato fisico dell'addotto, e raccolta di campioni di vario tipo (spesso di pelle,
8

unghie e capelli), oppure vere e proprie operazioni, come quelle per l'inserimento o l'estrazione di chip. Sono poi spesso eseguite procedure di prelievo di sperma, di ovuli, o atte a far iniziare ed a monitorare una “gravidanza” aliena. L'embrione sarà quindi riacquisito dagli esseri successivamente in un nuovo rapimento, quando giungerà allo scadere il tempo di una breve gestazione, e poi proseguirà il suo sviluppo in un contenitore sull'astronave. I soggetti sul tavolo operatorio metallico, freddo e con una sola zampa, dove si svolgono molte procedure, in genere riescono a muovere un po' il capo e gli occhi, ma spesso preferiscono serrare le palpebre per non vedere che gli sta succedendo, cercando di estraniarsi dalla situazione, percepita come troppo dolorosa per essere sopportata. La sensazione di impotenza è molto forte in questi momenti. Alle volte la coscienza dell'addotto viene staccata dal suo corpo, per essere messa altrove per brevi attimi, e si hanno racconti di clonazioni del soggetto, ma anche dellavisione di altri corpi uguali in serie, anche alieni, tutti sospesi in contenitori cilindrici trasparenti pieni di liquido. Capita che gli extraterrestri facciano vedere all'addotto quelli che essi affermano essere i suoi “figli” ibridi, spiegando che devono restare sull'astronave perché sulla Terra questi "bambini" non potrebbero sopravvivere. Alcune volte aggiungono che questi piccoli serviranno a ripopolare il nostro mondo, insieme ai superstiti umani, dopo qualche grossa catastrofe che gli uomini si procureranno da soli. Il rapito può percepire di avere rapporti sessuali con alieni, oppure di ricevere informazioni da loro, come profezie sul futuro della Terra, che appunto sono sempre catastrofiche e contemplano tassativamente un intervento alieno salvifico. Alla fine il soggetto viene riportato dove era stato prelevato. Il tempo può essere trascorso normalmente, oppure l'addotto può essere riportato anche solo pochi istanti dopo il prelievo o addirittura qualche minuto prima, poiché questi esseri manipolano molto bene il tempo. Mi preme nuovamente sottolinearlo: se va tutto secondo il progetto alieno alla perfezione l'addotto non si ricorderà nulla. E normalmente avviene così: dico sempre che i rapiti ricordano la punta dell'iceberg... della punta dell'iceberg di che gli viene fatto. Ma è possibile (menomale) anche che ricordino qualcosa, o in rari casi molto dell'accaduto, e che famigliari o amici abbiano notato la loro assenza, o si siano visti UFO nei paraggi. Molto più spesso però chi si trova ad assistere al rapimento non lo nota coscientemente. Ad esempio quando prendono qualcuno accanto ad un'altra persona, il soggetto non addotto viene fatto “dormire profondamente”, e non si rende conto di nulla. Psicologicamente essere rapiti comporta un forte shock ontologico, sintomi
9

da stress post traumatico, abbassamento dell'autostima, un certo isolamento sia in famiglia che nella società, impotenza appresa, tutti come diretta conseguenza di situazioni che gli alieni si impegnano a far accadere in prima persona nella vita del malcapitato, conseguiti anche attraverso il controllo neurologico effettuato in lui con chip e parassiti incorporei. D'altro canto i rapitori cercano di sfruttare la natura umana per legarsi emotivamente il soggetto favorendone un'identificazione con loro stessi, comunicandogli che sono la sua famiglia, che ha ibridi sulle astronavi di cui è genitore, ed in alcuni casi facendogli credere che esiste un partner alieno di cui è innamorato. Le persone che vivono queste esperienze, in Italia, son chiamati “addotti”, intendendo col termine: “avvicinati” dagli alieni[4]. Barbara, l'autrice del libro che vi accingete a leggere, è una addotta. La sua vita è stata costellata da tutte quelle situazioni, sofferenze, e molestie psicologiche di cui abbiamo appena parlato, e da tante altre che in un'introduzione non ci starebbero per motivi di spazio. Ma non occorre del resto che mi dilunghi io: Barbara è stata davvero molto brava man mano a spiegare tutto secondo la casistica sul fenomeno. Al momento è alla fine del suo percorso di liberazione dagli alieni, percorso che per lei ha richiesto diversi anni, ed ha letto moltissimo, ha visto valanghe di video, ha riflettuto lungamente sul suo vissuto, quindi fortunatamente non consegniamo al pubblico un libro di una rapita inconsapevole che scambia gli alieni per angeli, fantasmi, fatine, lo spirito della nonna morta, o dice che sono creature benevole che sono qui solo per farci evolvere. Ha saputo davvero descrivere ottimamente le situazioni e le dinamiche psicologiche che si creano in chi vive queste esperienze. Io stessa non avrei saputo fare di meglio, e le poche cose che mi sono sentita di puntualizzare ulteriormente le troverete in un capito lo finale mio. È quindi un libro assai prezioso quello che vi trovate davanti, sia per la qualità delle informazioni contenute, sia per il coraggio e la forza d'animo che ci sono voluti a raccontarsi affinché i lettori capissero da vicino cosa comporta essere rapiti dagli alieni. Se si trovano pochissimi testi dove gli addotti riportano le loro vicende è semplicemente perché rivangare certe cose, accadute magari anche decenni prima, non è mai fa cile: fa male, scatena i flash back, gli incubi, su eventi che erano seppelliti nella memoria da molto tempo. Alle volte infatti anche Barbara ha dovuto fermarsi per il dolore che tornava in superficie scrivendo, e lasciare passare qualche giorno, prima di riprendere a mettere nero su ...
10

Intervista all'autrice

Allora, Barbara, ci siamo: come mai hai deciso di scrivere un libro sulla tua esperienza di addotta?

Era da molto tempo che pensavo di scrivere un libro sulla mia esperienza, ma non mi sentivo mai pronta: ero troppo spaventata e condizionata da tutti quelli che mi dicevano che le mie erano solo fantasie, per aver il coraggio di scrivere tutto, ma proprio tutto quello che mi è accaduto dalla prima infanzia sino ad oggi.


Cosa ha significato per te essere addotta? Quanto ha inciso sulla tua vita questo fatto?

E’ stato un autentico inferno in Terra. Prima di scrivere il libro, non credevo ci fosse una seppur minima parte di addotti che avesse subito molestie fisiche, emotive e psicologiche pari alle mie: ne sono venuta a conoscenza in seguito e , nonostante questo, mi sono successe cose talmente estreme ed estranee alla casistica, che neppure gli esperti sapevano darmi una risposta, o come classificarle.


Cosa risponderesti a chi ti dice (perché accadrà) che ti sei inventata tutto?

Mah, sinceramente non me ne frega niente… Io so cosa ho vissuto e molti altri addotti hanno sperimentato una vita simile se non uguale alla mia, con le stesse ansie, gli stessi incubi, gli stessi impedimenti, lo stesso malessere fisico ed emotivo, gli stessi terrori e le stesse angoscianti figure in camera da letto, di notte , di giorno, addirittura in giardino in pieno sole, quindi non do molto peso a chi non mi crede. Non ho scritto questo libro per convincere nessuno della realtà dei rapimenti alieni: so che gli addotti ed ex addotti che leggeranno, sentiranno di aver moltissime affinità con i miei stati d’animo, con quello che ho subito da parte di alieni e Milabs e col mio vissuto in generale.


Mi si dice che sei quasi libera.

Direi di esserlo, ormai, a questo punto, certo devo tener ancora alta la guardia e lavorare giornalmente sui punti deboli ma direi che ormai ne sono venuta fuori , grazie alle tecniche operate sulla mia Anima dal Dott. Luciano Madon e dalla Dott.ssa Serena Perfetti, che mi hanno seguita tutto questo tempo. Addirittura Serena credo di conoscerla da una decina di anni.


Leggendo il tuo libro, si rimane davvero sconcertati dal continuo perpetrarsi di vessazioni e molestie da parte di alieni, milabs, umani parassitati, come hai fatto ad avere la forza di costruirti una vita, nonostante tutto?

Ah, sul costruirsi una vita devo dirti che qui è un eterno costruire e veder sfracellato tutto al suolo in continuazione, non lo so sinceramente, non mi reputo una persona particolarmente coraggiosa. Sicuramente, aver preso coscienza del fatto di essere veramente un’addotta e non una malata di mente o un’isterica visionaria, mi ha dato la spinta a lavorare per rialzarmi dopo ogni caduta e ricominciare tutto daccapo . Ho studiato, con tanta fatica, nel libro spiego anche il motivo di questa fatica, mi sono documentata, ho letto molti libri, saggi, relazioni, ho visto molti video… Ho sbagliato strada varie volte ma mi sono raddrizzata sempre quasi subito.


Tu comunque non eri certo a digiuno di nozioni di ufologia ed abductions… sei sempre stata appassionata.

Ero un’appassionata terrorizzata, come quelli che hanno paura di guardare i films horror ma poi li guardano lo stesso!


Qual è stata la cosa più strana che ti è accaduta?

Guarda, non so risponderti: me ne son capitate talmente tante di cose strane che non saprei nemmeno da dove iniziare a raccontare. Probabilmente quello che mi è rimasto più impresso è stato il continuo vedere, quando ero bambina, questa figura aliena ai piedi del letto o addirittura sdraiata sopra di me, a pochi cm dal mio corpo che mi fissava negli occhi. Ma potrei raccontare anche di viaggi astrali o di uno strano episodio in cui non riuscivo a muovermi e vedevo la stanza come attraverso un oblo’, ed udivo un lacerante rumore delle pale in funzione di un elicottero. Sicuramente l’episodio più spaventoso è stato sentirmi abbracciata da un corpo che non mi voleva lasciare. Ho ricevuto schiaffoni in pieno volto, pizzicotti, spintoni, di tutto, da parte di alieni e Milabs. Nel libro comunque sono descritte tutte queste situazioni nei minimi particolari.


Per chiudere in bellezza, cosa ha significato per te liberarsi dalle interferenze aliene?

E’ stato come rinascere a nuova vita: non uscivo più di casa, mi ero ammalata di una grave forma di fibromialgia, non facevo più nulla. Avevo il terrore di tutto, anche di fare un passo da sola. La mia vita è migliorata su alcuni versi e sta continuando a migliorare: quindi, il gioco è stato veramente duro e faticoso, ma ne è valsa sicuramente la pena.


Video






Rapita
storia vera di un'addotta